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Archive for novembre 2011

Prima fase di selezioni

Allora aspiranti exchange, eccovi il resoconto della prima eccitante fase di selezione.
Per scaramanzia ho voluto aspettare a scrivere fino a che non ho avuto la conferma di averla passata. Ma adesso, finalmente, eccomi qui.
Giorno 18 sono andata all’Università Bocconi di Milano, dove ho fatto le mie primissime selezioni insieme al centro locale di Milano (che però era in un’altra aula) e al centro locale di Lodi, io sono del centro locale di Pavia.
Per arrivarci, io e mia sorella maggiore abbiamo dovuto affrontare una piccola odissea: abbiamo preso un’autobus, un treno, una metropolitana e un tram, più un pò di passeggiata a piedi per capire dove dovessimo andare esattamente.
Una volta arrivati, dopo una breve attesa finalmente ognuno è entrato nell’aula apposita (i genitori erano in un’aula a parte), ci siamo accomodati -neanche a farlo apposta- tutti a debita distanza gli uni dagli altri, c’era silenzio, praticamente nessuno si conosceva ed eravamo ansiosi. Finalmente abbiamo iniziato. Ci hanno consegnato un foglio bianco in cui dovevamo disegnare un albero, poi un altro foglio bianco in cui disegnare un altro albero, poi un altro foglio bianco i cui disegnare una figura umana, e infina un ultimo foglio bianco in cui disegnare la nostra famiglia. Non chiedetemi cosa ci leggano loro in questi disegni, me lo sono chiesta tanto anche io. Tutti i disegni mi sono venuti abbastanza decenti, apparte la famiglia, perchè benchè siamo tutti altissimi, ho disegnato tutti tozzi e grossi e per di più a mia madre è venuto un occhio nero, visto che non si può cancellare.
Poi due test a crocette, con domande del tipo “Hai mai vomitato a causa di una dieta alimentare” o “A volte ti senti sopraffatto dalle difficoltà?” o “è bello fidarsi degli amici?” o “Stimi i tizi tutti genio e sregolatezza piuttosto che quelli con principi normali?”
Ma la parte bella è arrivata dopo. Noi avevamo finito, e i nostri genitori ancora no, quindi hanno sfruttato l’occasione per farci fare dei giochi rompighiaccio, che hanno fatto rompere il ghiaccio perfino alla qui presente Miss Timidezza. Inanzittutto ci hanno fatto sedere tutti vicini, e poi ci hanno detto di guardare la persona alla nostra sinistra e scrivere su un post-it l’animale a cui somigliava e appiccicarglielo sulla schiena. Poi dovevamo andare in giro a fare domande del tipo “Ho la coda?” o “Sono un animale domestico?” fino a che non capivamo che animale ci avevano scritto sulla schiena. Io alla ragazza alla mia sinistra avevo scritto delfino, ma con me sono stati piuttosto prevedibili: una giraffa.
Poi ci hanno detto di metterci in fila in ordine alfabetico, quindi anche qui dovevamo per forza interagire chiedendo i nomi per sapere dove andare a posizionarci. Stesso gioco ma stavolta con l’intera data di nascita, un pò più complicato. Insomma, altri giochetti così, che comunque erano piacevoli. Insomma, non era come quando ti costringono a dire il tuo nome associando un movimento (lo odio quel gioco) erano piacevoli, e poi avevamo tutti voglia di conoscerci, cavolo sono riuscita a sentirmi a mio agio.
L’ultimo è stato il più importante: il classico gioco della fiducia. Ci siamo disposti a coppie e tenendoci con il dito, a turno uno guidava l’altro che aveva gli occhi chiusi. Questo gioco è stato importante per le riflessioni che ci hanno fatto fare dopo: effettivamente all’estero non ci sentiremo così, spaesati e impauriti, dovremo fidarci di chi troveremo, e dovremo imparare a cogliere anche i messaggi impliciti (ad esempio durante il gioco non potevamo parlare e la mia “compagna” mi alzava il dito per farmi capire che c’era uno scalino. Davvero bello.
Dopo ci hanno consegnato il fascicolo, e abbiamo raggiunto i nostri genitori (nel mio caso mia sorella) nell’altra aula dove ci hanno spiegato come compilare il temibile fascicolo. Sì, è davvero tremendo. A me manca una settimana e devo ancora fare un sacco di cose.
Quindi se parteciperete alle selezioni cominciate a pensare prima, ad esempio, alla lettera di due pagine in inglese per la host family (la parte più impegnativa secondo me).
Adesso infatti mi accingo a portarla avanti. Comunque non mi lamento, l’importante è che sono passata!!! Lo so che è solo la prima fase, ma è una gioia comunque e l’attesa di 10 giorni per sapere l’esito è stato terribile. Non conosco nessuno che non abbia superato i test attitudinali, ma ho sentito parlare di qualcuno di qualche altro centro locale che forse non ce l’ha fatta.
Domenica 20 invece avevmo l’incontro a Pavia, solo noi del centro locale di Pavia, per fare lo SLEP test e i colloqui individuali.
Visto che era Domenica ho dovuto prendere l’autobus tre quarti d’ora prima, che ho poi passato a vagabondare per le un pò inquietanti strade deserte di Pavia, con la nebbia che quasi non si vedeva a un palmo dal naso. Quando ormai mi ero semi-trasformata in un ghiacchiolo è finalmente arrivata l’ora dell’incontro. Ho trovato un volontario e alcuni ragazzi con i loro genitori davanti l’ingresso, abbiamo aspettatto che arrivasse la tizia con le chiavi e siamo entrati.
Per prima cosa abbiamo fatto lo SLEP test, tutti tranne due ragazzi. Fortuna che io l’ho fatto solo per sicurezza perchè non credo di essere andata bene. Abbiamo fatto prima il listening, all’inizio non era male, ma man mano diventava sempre più difficile, e io a un certo punto ho cominciato a sparare completamente a caso giuro, e ho continuato fino alla fine. Invece il reading era assolutamente fattibile.
Dopo hanno cominciato i colloqui individuali, e ci hanno lasciato tutti soli in una stanza. All’inizio nessuno fiatava, ognuno stava fermo nella sua sedia a guardarsi intorno indeciso, ma poi a poco a poco tutti hanno cominciato a parlare, dapprima a due a due poi tutti quanti insieme. Ho fatto amicizia con molte delle ragazze, con le quali poi incontrondale in giro ci siamo tenute aggiornate se eravamo passate o no. Sono tornata a casa soddisfatta di me, sono stata socievole e mi sono divertita. Il colloquio è stato una chiacchierata, la mia volontaria era giovane e simpatica, quindi mi sentivo a mio agio e ho cominciato a parlare che non mi si fermava più. Giusto per soddisfare la curiosità vi dico che mi ha chiesto di parlare di me, di quello che mi piace fare, come preferivo fosse composta la famiglia da cui essere ospitata, perchè proprio quei paesi, cosa mi aspetto da questa esperienza. Ma a ognuno hanno fatto domande diverse, quindi.
Alla prossima 🙂

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Benvenuti!

Ecco uno dei mai-abbastanza-blog su ragazzi che vogliono diventare degli exchange student.
Ho scelto di fare questa esperienza perchè, e questo ancora nessuno l’ha capito, mi serve. Mi serve per credere. Mi serve per dimostrare. Mi serve perchè la vita è una sola. Mi serva perchè bisogna sfruttarla. Mi serve per scoprire. Ma soprattutto mi serve per capire.
Per capire cosa mi piace davvero, cosa voglio fare davvero, cosa posso fare davvero, cosa è importante davvero.

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